ore 18:00
Sala Don Bosco Istituto Rainerum (entrata da piazza Domenicani 15)

 

Maurizio Pagliassotti, giornalista e scrittore, ha percorso a ritroso la rotta balcanica alla fine del 2021. Un viaggio lungo seimila chilometri, che l’ha portato ad attraversare la Serbia, la Bosnia Erzegovina, la Macedonia, per arrivare in Turchia, primo punto di approdo per milioni di migranti che sognano di raggiungere l’Europa. Tornato in Italia, condividerà con noi la sua esperienza.

 

Interviene

Maurizio Pagliassotti – giornalista e autore del libro “Ancora dodici chilometri”

 

in collegamento

Daniele Bombardi – coordinatore di Caritas Italia per la zona balcanica

 

Introduce e modera

Luigi Gallo – coordinatore del servizio Consulenza Profughi della Caritas di Bolzano

Evento in collaborazione con il servizio Mondialità della Caritas

 

Torna a Bolzano lo scrittore Maurizio Pagliassotti, che abbiamo già avuto modo di conoscere lo scorso settembre quando ha presentato alla cittadinanza il suo libro “Ancora 12 chilometri. Migranti in fuga sulla rotta alpina”.

In questa occasione, Maurizio ci parlerà del suo viaggio a piedi attraverso la rotta balcanica. Un viaggio che l’ha portato ad attraversare la Serbia, la Bosnia Erzegovina, la Macedonia, per arrivare in Turchia, primo punto di approdo per milioni di migranti che sognano di raggiungere l’Europa.

Dai campi di accoglienza in Serbia e Bosnia, dove equipe di volontari cercano di fornire un pizzico di normalità a migliaia di profughi intrappolati in un mondo parallelo fatto di frontiere, respingimenti, peregrinazioni ed attese infinite; alla Turchia, dove milioni di migranti provenienti da paesi come Siria, Afghanistan, e Iran, rimasti bloccati nel paese in seguito all’accordo UE-Turchia, aspettano per mesi ed anni un’opportunità per raggiungere l’Europa, inseguendo il sogno di una vita migliore.

Nel suo viaggio Pagliassotti ha ricevuto supporto dall’Ufficio Mondialità della Caritas e dal Centro per la Pace, entrando in contatto con alcune realtà attive lungo la rotta. Ha avuto modo così di raccogliere le testimonianze dei profughi e dei volontari che lavorano a stretto contatto con loro, assistendoli nel loro percorso verso una vita migliore. Un’umanità in cammino, la cui presenza continua ed essere ignorata, se non osteggiata; e per la quale anche piccoli gesti di carità possono fare la differenza tra la vita e la morte.