interviene:
Francesco Leoncini,
il cui lunghissimo curriculum parla da solo: docente di Storia dell'Europa Orientale, Storia dei Paesi Slavi e Storia dell'Europa Centrale, neel 1998 ha fondato il Seminario Masaryk, che ha attualmente sede a Treviso, ha compiuto soggiorni di ricerca in Germania, Austria, Ceco-Slovacchia, é membro della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, della Fondazione di Storia di Vicenza, dell'Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia, della Deutsche Gesellschaft fuer Osteuropakunde (DGO) di Berlino, dell''Arbeitsgemeinschaft fuer die Neueste Geschichte Italiens (Saarbruecken), e molto altro.
modera:
Maurizio Ferrandi,
giornalista e ricercatore storico.
Primavera di Praga, 50 anni fa l'invasione sovietica mette fine al "socialismo dal volto umano".
Da liberatori dai nazisti a invasori: i tank russi invadono Praga e sorprendono la popolazione locale. Gli stessi militari russi non ne sanno molto e convinti di fare un'esercitazione si ritrovano ad occupare un 'territorio amico'. 200 persone, da una parte e dall'altra, muoiono durante gli scontri in una manovra finalizzata a stroncare le riforme del segretario generale del Partito Comunista, Alexander Dubček, e decretare la fine del tanto desiderato 'socialismo dal volto umano' che il politico cecoslovacco cercò di imprimere nel sogno della Primavera di Praga.
Il processo riformatore cecoslovacco conobbe una saldatura estremamente significativa tra morale, cultura e politica, vi era un sostrato che partiva dall’hussitismo medievale all’umanesimo di Comenio alla straordinaria lezione di tolleranza portata avanti nel periodo fra le due guerre mondiali da Tomáš G. Masaryk.
Alexander Dubček fu l’unico leader comunista che seppe porsi alla testa di un movimento di trasformazione sociale ed economica, e di rinascita democratica, estremamente partecipato. Egli seppe interpretare le aspirazioni profonde della società del suo tempo e collocarle nell’alveo di un disegno atto a superare le gravi aporie e contraddizioni che si erano manifestate nel sistema nel quale lui stesso si era formato. Lo scopo non era quello di «aggiornare» o «migliorare» il regime sovietico (il kadarismo si muoveva in questo senso), bensì di creare una forma originale di organizzazione democratica, di stampo socialista in quanto basata sui diritti sociali, al lavoro, all’abitazione, all’istruzione, alla salute, di dar vita cioè a un modello nuovo. Esso si sarebbe inserito nel solco delle grandi esperienze progressiste che si erano sviluppate in Occidente dopo la guerra: laburismo inglese, socialdemocrazia tedesca, ma anche quelle politiche derivate dal programma della Resistenza francese e dal nuovo assetto costituzionale italiano.